Tagino e Bardellone



Pinamonte Bonacolsi Bonacolsi Guido detto Bottesella



Rocca di Casteldario, acquisita dai Bonacolsi nel 1273.
Nella "Torre della Fame" furono rinchiusi
alcuni componenti della famiglia
dopo la presa di potere da parte dei Gonzaga

Mentre era ancora in vita Pinamonte i figli Tagino (detto anche Tomo) e Bardellone iniziano la lite per la successione al potere. Piazza Broletto è lo scenario di una disputa armata che vede la vittoria di Bardellone e la conseguente prigionia di Tagino.

Nel 1290 Bardellone subentra a Pinamonte e, per qualche tempo, si fa affiancare da due rettori, al fine di dare una parvenza di forme repubblicane. In seguito nomina il nipote Guido, detto Bottesella (piccola botte), podestà della città e si fa nominare dal Consiglio del Comune "Capitano di Mantova".

Successivamente, nel 1294, nomina dodici anziani, scelti tra i migliori cittadini, dando così vita all'organo consultivo, il Consiglio del signore.

Le sue funzioni giudiziarie crescono sempre più e, con delega, il signore è autorizzato a porre banni, assolvere, giudicare, condannare a piacimento.

Quando l'acquisizione del potere si fa più sicura Bardellone fa pace col fratello Tagino e lo associa al suo governo. Sono le ultime battute di un governante passato alla storia con la fama del vile, rozzo e ignorante: all'inizio del 1299 egli cede infatti il governo al fratello Tagino. La situazione non va però a genio al nipote Guido che, ben presto, si organizza per una rivolta contro lo zio, in accordo con gli Scaligeri di Verona. Tagino viene cacciato e, nel luglio dello stesso anno, Bardellone annulla la cessione a Tagino e cede il governo al nipote Guido. Tagino morirà nel febbraio del 1302 a Ferrara, dopo avere istituito suoi eredi universali i figli Saracino, Filippone e Obizzone che così si stabiliranno in questa città.

(p.a.)




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